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Pubblicato il 22/01/2018 · Categoria News, Studio · Autore Studio Seminara

La legge di bilancio 2018 (L. 205/2017), tra le varie norme, ha previsto e disciplinato la cosiddetta tracciabilità delle buste paga in modo da contrastare il “lavoro grigio”, cioè i rapporti di lavoro in cui vengono eluse alcune Leggi.
Quanto disposto dalla norma comporterà, a partire dal 1° luglio 2018, l’impossibilità, per i datori di lavoro, di pagare le retribuzioni dei dipendenti in contanti. Le retribuzioni ai dipendenti e collaboratori dovranno essere erogate solo attraverso strumenti di pagamento tracciabili e trasparenti. Lo scopo è quello di evitare che alcune aziende paghino stipendi più bassi del netto in busta paga, ottenendo un illecito vantaggio a discapito del lavoratori.

A CHI SI RIVOLGE LA NORMA

Per espressa volontà della norma, il divieto vale per tutti i rapporto di lavoro subordinato indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché per ogni  rapporto  di lavoro  originato  da  contratti  di  collaborazione   coordinata   e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi  forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi  della  legge  3  aprile 2001, n. 142. Mentre non si applica nella Pubblica Amministrazione e nei rapporti di lavoro domestici (colf e badanti).

METODI DI PAGAMENTO

Le modalità attraverso cui dovranno essere corrisposte le retribuzioni, nonché  ogni anticipo di essa, anche se di piccoli importi, sono le seguenti:

a) bonifico sul conto identificato dal  codice  IBAN  indicato  dal lavoratore;

b) strumenti di pagamento elettronico;

c) pagamento in contanti presso lo  sportello  bancario  o  postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di  tesoreria con mandato di pagamento;

d) emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in  caso  di  suo  comprovato  impedimento,  a   un   suo   delegato (coniuge, convivente o familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a sedici anni).

La norma fissa un altro principio importante stabilendo che, la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituirà in alcun caso prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione spettante, a differenza di quanto succedeva in passato, perché la prova dell’avvenuto pagamento sarà la distinta relativa al pagamento stesso.

SANZIONE

Al  datore   di   lavoro   o committente che viola l’obbligo in questione verrà applicata  una sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento  di  una somma da 1.000 euro a 5.000 euro.